Il Nome - lo stemma
Noventa di Piave è un nome composto.
L'etimologia della prima parte del toponimo
è ancora oggi oscura avanzando gli studiosi
più ipotesi. La più attendibile inclinerebbe
ad attribuire a Noventa il significato di
"nuovo" o "ricostruito".
Il significato della seconda parte (di
Piave) è invece chiaro, essendo determinato
dalla necessità di distinguere il paese da
altri omonimi: Noventa Padovana, Noventa
Vicentina.
Araldicamente lo stemma comunale è dato da:
"scudo sannitico d'oro, al cavallo nero,
brioso a sinistra, sovrapposto alla fascia
ondulata d?azzurro, inquartato nel canton
destro del capo con sette palle d'argento in
campo azzurro".
E' netta la simbologia facendo riferimento
al commercio dei cavalli un tempo fiorente,
ricordando il Piave nella fascia ondulata e
nelle sette palle i borghi o colmelli in
cui, nel passato, si divideva il territorio
comunale.
Il passato
Le radici di Noventa affondano nel più
remoto passato. Reperti archeologici
convalidano l'affermazione di più autori
latini indicante che il territorio (agro)
fra le città di Altino e Oderzo era abitato
secoli prima che le legioni di Roma
giungessero in queste terre.
Inoltre è da notare che qui guadava il Piave
la strada che collegava Altino ad Oderzo:
allora le due sole città della zona.
Uno splendido mosaico, scoperto a pochi
passi dalla Chiesa, ed altri reperti
attestano invece la presenza di un villaggio
(vico) nell'epoca romana. Inoltre studi
recenti stannoi dentificando un tratto
noventano della via Oderzo-Altino con un
decumano della centuriazione realizzata da
Roma nel I secolo D.C., fra Piave e Livenza
da Oderzo al margine lagunare, allora poco a
valle di San Donà di Piave.
Non abbiamo notizie di quando sia giunto in
questa terra il Cristianesimo, ma è da
ritenere che si sia diffuso con l'erezione
di Oderzo a sede vescovile (inizi del IV
secolo).
Così è presumibile che il territorio
comunale si sia spopolato con le invasioni
barbariche (secolo IV e V) ed ancor più dopo
la distruzione di Oderzo, attuata dai
Longobardi (VII secolo).
E' pure ipotesi accreditata che il
territorio comunale abbia ricominciato a
ripopolarsi tra il X e XI secolo.
Fondamentale per la rinascita del Capoluogo
fu la sua ubicazione nella parte terminale
della navigabilità del Piave. Questo
determinò la scelta dei Veneziani di
costituirvi un porto mercantile che fu loro
concesso nel 996 dall'Imperatore Ottone III.
L'investitura con cui (nel 1090)
l'Imperatore Enrico IV dava in feudo alla
famiglia Strasso la Pieve di Noventa è
invece il più antico documento pervenutoci
che attesti l'esistenza del paese e ne
indichi il nome. La bolla indirizzata (nel
1152) dal Papa Eugenio III a Bonifacio,
vescovo di Treviso, al fine di elencare le
parrocchie (Pievi) comprese nella sua
diocesi, indica, infine, il nome della
Chiesa Noventana: San Mauro.
Va osservato che gli Strasso non detenevano
il potere su tutto il territorio comunale
poiché su Grassaga signoreggiavano i da
Fossalta ed è oscuro se il castello di
Romanziol appartenesse ad una omonima
famiglia o agli Strasso. Va inoltre rilevato
che la sovranità temporale su Noventa
apparteneva al Patriarca d'Aquileia.
Questi, nel 1177, a ritorno dalla Terrasanta
di Ezzelino da Romano, detto il monaco, gli
diede in feudo Noventa con Mussetta ed altri
villaggi.
Gli Strasso mantennero il potere come
vassalli dei Da Romano. Nel 1260, dopo la
violenta estinzione dei Da Romano, la
giurisdizione su Noventa fu avocata dal
comune di Treviso: vane furono le
rivendicazioni dei Patriarchi d'Aquileia
che, dopo più tentativi di riprendere con le
armi la sovranità, nel 1291 rinunciarono ai
loro diritti.
Il XIV secolo vide Noventa coinvolta nelle
continue guerre che insanguinarono il
circondario per le ambizioni dei Della
Scala, signori di Verona, e i Da Carrara,
signori di Padova, di includere Treviso nei
loro possessi. Conflitti complicati dal
coinvolgimento dei Patriarchi d'Aquileia e
della Serenissima.
Il XV secolo portò finalmente la pace con
l'inserimento della Marca Trevigiana nei
domini della Repubblica di Venezia. I Dogi
assicurarono 4 secoli di pace durante i
quali mutò il paesaggio per un progressivo
disboscamento attuato in funzione al
fabbisogno di Venezia di legname da
costruzione e di legna da ardere. Purtroppo
il periodo fu funestato da diverse alluvioni
(provocate da irruenti piene del Piave) e da
più epidemie, rese drammatiche da un
altissimo tasso di mortalità.
In questa epoca i noventani seppero
impostare un lucroso commercio di cavalli
non esitando ad affrontare avventurosi
viaggi, della durata di mesi, per
raccogliere nell'Est dell'Europa animali
pregiati da vendere sui principali mercati
italiani. Inoltre seppero sfruttare al
massimo la potenzialità economica
dell'attività portuale costituendo una vera
flotta di panciute imbarcazioni da carico
(burchi) con cui effettuare delle linee di
cabotaggio.
Spentasi nel 1797 la Serenissima, Noventa,
come tutta la Regione, fu soggetta ad un
governo militare francese. Nel 1798 giunsero
gli austriaci per l'inclusione del Veneto
nell'Impero d'Austria sancita dal trattato
di Campoformido, mentre con la pace di
Presburgo (1805) entrò a far parte del nuovo
Regno d'Italia con sovrano Napoleone.
Napoleone diede un nuovo assetto
amministrativo al Veneto dividendolo in
comuni e dipartimenti (equivalenti alle
odierne provincie). Noventa divenne comune
ma inserita nel Cantone (mandamento) di
Motta di Livenza e nel Dipartimento del
Tagliamento (provincia di Treviso): tre anni
dopo però fu trasferita nel distretto di San
Donà appartenente al Dipartimento
dell'Adriatico (provincia di Venezia).
Situazione che non mutò con l'avvento del
Regno Lombardo-Veneto, voluto dal Congresso
di Vienna (1815).
Opere importanti fatto dal Governo Austriaco
furono il rifacimento delle arginature del
Piave, anche a seguito delle rovinose
inondazioni del 1828 e 1851, e la creazione
di nuovi assi viari in direzione San Donà e
Romanziol, che corrispondono all'attuale
strada provinciale che attraversa il
Capoluogo.
Nel 1866 con la III guerra d'Indipendenza,
Noventa come il resto del Veneto ricongiunse
all'Italia.
Gli anni seguenti videro un costante
sviluppo di Noventa ma anche un accentuarsi
del fenomeno dell'emigrazione (specie
transoceanica) e (nel 1882) una delle pagine
più tristi: il Piave in piena ruppe l'argine
in più punti sommergendo l'intero paese.
Era il preludio di eventi più tragici legati
alla Prima Guerra Mondiale.
Nell'autunno del 1917 lo sfaldamento del
fronte a Caporetto impose il suo
arretramento sulla sponda destra del Piave.
Noventa non solo venne a trovarsi nell'area
invasa dal nemico ma, per la sua ubicazione
a ridosso del fiume, si trovò sulla linea di
fuoco e venne quasi totalmente distrutta.
Dopo la vittoria i noventani, con caparbietà
e contro il parere delle autorità centrali,
ricostruirono il paese e diedero inizio a
quel nuovo corso di storia che ha portato
allo sviluppo attuale.