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| Introduzione | ||
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Noventa di Piave è un piccolo paese della pianura veneta, normalmente fuori degli itinerari battuti dal turismo di massa, che presenta, però, come altri centri minori, dei motivi di interesse storico, artistico ed ambientale che meritano di essere valorizzati. Pur con la difficoltà di doverlo fare in poche pagine, si è cercato di presentare un quadro, possibilmente esaustivo, di quanto di significativo esiste nel territorio comunale, con lo scopo di stimolare l'attenzione e la curiosità non solo del visitatore "foresto", ma anche di quello locale, perché talvolta luoghi e cose che si conoscono da sempre possono essere rivisti e apprezzati come una "scoperta". Il poeta Giacomo Noventa ha scritto: "Dentro le pière che i gà inalzà/ Su le rovine, mi çercarò,…Le vece case". Perché Noventa, pur avendo una storia ricchissima, è stata purtroppo privata, per le tragiche vicende della Grande Guerra, di grossa parte delle testimonianze del suo importante passato. Questo significa dover ricercare con attenzione, non solo dentro le "pietre" degli edifici ricostruiti, ma anche dentro i "posti" e dentro le "storie" della Noventa di oggi le tracce della Noventa di ieri, con un percorso che di luogo in luogo diventa anche un suggestivo viaggio nel tempo. Dal quale emergono, di volta in volta, le indicazioni della sua antichissima origine, i molteplici segni della presenza di Venezia con le ville del suo patriziato, ma anche il ruolo del fiume e del porto che hanno determinato la sua vocazione mercantile e l’hanno portata ad avere fama di paese dalle "mille osterie", che è diventato nel tempo un elemento caratterizzante. Infatti, per secoli, il centro ha brulicato di lavoratori portuali, barcaioli, commercianti e viaggiatori che fecero la fortuna dei molti locali, aperti per dar loro ristoro. Il gran numero di osterie e locande contribuì poi a formare quella tradizione di accoglienza, tipicamente noventana, che con la trasformazione di molte di esse in bar, caffè, ristoranti e alberghi, si è tramandata sino ai nostri giorni. Paolo Fogagnolo Curatore |
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